Leaving Neverland

Non si placano le polemiche seguite alla messa in onda del docu-film del regista britannico Dan Reed, Leaving Neverland, incentrato sulle accuse di molestie sessuali rivolte a Micheal Jackson da Wade Robson e James Safechuck, molestie avvenute nel ranch Neverland della star americana a cavallo tra fine anni 80 e metà degli anni 90.
La messa in onda in America del documentario di Reed è avvenuta il 3 e 4 Marzo (in Italia il 19 e 20 marzo) e subito ha scatenato polemiche e dibattiti; contrapponendo i fan e le persone amiche di Jacko, che lo hanno sempre difeso e chi invece indignato, si è scagliato contro la popstar.
In realtà ci sarebbe molto da dire sul documentario, che è composto da lunghi monologhi delle due presunte vittime e di alcuni loro familiari, corredato da video e immagini storiche di Michael Jackson con loro da bambini. Un J'accuse di 4 ore dove non è presente nessun testimone, né un poliziotto, né un avvocato, né un familiare del cantante, che possa in un certo senso rilasciare qualche versione che sia diversa da ciò che i due giovani affermano.
Dopo tutto è importante tenere presente che Michael Jackson, se pur accusato e processato del reato che oggi gli viene ri-contestato da Robson e Safechuck, fu assolto con formula piena nel 2007. È importante anche ricordare che lo stesso Wade Robson, adesso accusatore, nel processo tenutosi dal 2005 al 2007, è stato un testimone chiave per l'assoluzione di Michael Jackson.
Gran parte della stampa americana ha comunque contestato al regista e all'emittente statunitense HBO, produttore del documentario, la mancanza di una versione di difesa del cantante, ritenendolo semplicemente uno squallido modo per farsi pubblicità ai danni di una star già deceduta. Ma c'è chi ha visto le cose diversamente, infatti alcune radio canadesi, australiane e neozelandesi, hanno deciso di non trasmettere più canzoni di Jackson, ritirandole da qualsiasi palinsesto. La nota casa di moda Louis Vuitton ha ritirato dal mercato la linea di abbigliamento dedicata al decennale della morte dell'artista. La Fox, altro network americano, ha ritirato da tutti i cataloghi una puntata dei Simpson, in cui un personaggio dell'episodio era doppiato da Micheal Jackson. Infine, Il Children's Museum di Indianapolis ha rimosso tre oggetti appartenuti a Michael Jackson dalla propria collezione: un poster del cantante, un cappello di feltro e un guanto indossato da Jackson sul palco.

In ordine cronologico, l'ultima persona che ha voluto dire la sua è stata l'attrice e cantante Barbra Streisand, che ha rilasciato il 22 marzo delle dichiarazioni choc, affermando che credeva agli accusatori, ma che comunque oltre a non aver avuto ripercussioni sulla loro vita, gli abusi subiti avevano dato loro notorietà e fama. Fortunatamente la Streisand si è prontamente scusata ammettendo di essere stata superficiale e di essersi lasciata influenzare dall'amicizia che la legava a Jackson.

Oltre alle accuse presenti nel documentario, Wade Robson e James Safechuck avevano, già nel 2014, fatto una denuncia per le presunte molestie subite, ma per ben due volte si sono visti rigettare la loro richiesta dai giudici.

Giuseppina Gagliardo