Caso Consip, il Riesame: Alfredo Romeo doveva essere arrestato

Alfredo RomeoPer il Tribunale del Riesame pronunciandosi sulla scarcerazione dell’imprenditore di Cesa Alfredo Romeo, accusato di concorso in corruzione nell’ambito dell’inchiesta Consip e poi scarcerato lo scorso 16 agosto, dopo 168 tra galera e domiciliari, doveva essere arrestato ma, è stato giusto rimetterlo in libertà perché ad oggi seppur esistano «gravi indizi di colpevolezza, mancano attuali esigenze cautelari», ovvero non ci sono più né il rischio di reiterazione del reato né quello di inquinamento probatorio.

Il Riesame è stato chiamato a pronunciarsi anche sull’utilizzabilità delle intercettazioni col sistema Trojan, un virus che infetta i cellulari facendoli diventare dei registratori e che potrebbero essere utilizzato soltanto nei procedimenti di mafia, messe in dubbio dalla sentenza della Corte di Cassazione. 

Per il tribunale del Riesame sono regolari le intercettazioni utilizzate dalla procura di Roma per supportare la richiesta d’arresto dell'imprenditore cesano, poiché «Vanno distinte le intercettazioni ambientali effettuate in Roma nel periodo 3 agosto-29 novembre 2016, seguite tramite le tradizionali microspie, e che il pm ha collocato a sostegno della propria richiesta, dalle intercettazioni avvenute con l’utilizzo del captatore informatico» svolte dalla procura di Napoli e non utilizzate nel provvedimento d’arresto.  

Il Riesame si è espresso inoltre, sugli ormai noti «pizzini», risultati dalle indagini sulla grafia essere stati scritti direttamente da Romeo. Secondo il tribunale sono utilizzabili.

Infine, nell’ambito del filone che vede indagato l’ex capitano, promosso ora a maggiore, ex Noe Gianpaolo Scafarto è saltato l’interrogatorio per motivi di salute dell’indagato. L’avvocato dell’ufficiale, Giovanni Annunziata, ha fatto sapere che non avrebbe risposto ad alcuna domanda. Scafarto - oltre ai 5 falsi contestati e alla rivelazione del segreto istruttorio nei confronti dell’Aise (Servizio segreto estero) - è indagato perché avrebbe rivelato informazioni riservate su Tiziano Renzi a Giacomo Amadori, giornalista del quotidiano La Verità.

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